Tornami dopo
al calare della quiete
nei frangiflutti stonati
di tramonti
a cui rendere parole
al gusto di nebbie
a cui chiedere scusa
del non essere sgomento d’occhi
a cui pregare d’essere voce
affilata sulla pelle
e liscia sulla lingua
Tornami sazio
avvinto dal tempo
e dal suo tiepido cuscino
con mani sporche di terra
e giardini ricamati sulle pupille
con graffi sui pollici
per le mie folate
e le mie parole
esplose sulle scapole piegate
e per i miei silenzi
attesi come la resurrezione
di una stella





