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T o r n a m i

settembre 2, 2009

Tornami dopo
al calare della quiete
nei frangiflutti stonati
di tramonti
a cui rendere parole
al gusto di nebbie
a cui chiedere scusa
del non essere sgomento d’occhi
a cui pregare d’essere voce
affilata sulla pelle
e liscia sulla lingua

Tornami sazio
avvinto dal tempo
e dal suo tiepido cuscino
con mani sporche di terra
e giardini ricamati sulle pupille
con graffi sui pollici
per le mie folate
e le mie parole
esplose sulle scapole piegate
e per i miei silenzi
attesi come la resurrezione
di una stella

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[ O r e ]

gennaio 6, 2009

Ore si stendono sulle lingue di terra

profumata di fragole schiacciate

si sbucciano orizzonti sui muri

e con infinita speme

inchiostro di ciglia

il resto del giorno

colato fra rifiniti specchi
nell’ottundersi di dolore
infilato fra scapole in disarmo
e parole precoci all’addio

 

sopravvivendo alla necessità
d’essere inverno perso nel fogliame

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[DolcAgro]

aprile 14, 2008

[Dolcagro
il tuo odore mi sgranula
mi rende fresia
odorosa notte
che mi fa lacrimare
cervice bluastra
nell'epidermide unta
-mentre dibatto
il dolore
sul mio viso
che si fa nuvola
e gli occhi in pioggia-

 

La vertigo

-delle cuspidi-

nell'ansimo

della mia bocca

che s'arrende

alla perfezione

della tua saliva

 

Io sono il rosso

ed il nero

-polso inclinato

alla gomma

del tuo calco-]

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[Emmanuelle]

marzo 30, 2008

Emmanuelle guardava attonita e incantata le audaci lucciole che saccheggiavano il ventre della notte,mentre il cielo si proclamava vittima del suo sguardo e delle sue mani di pittrice cosmica.
Pennellò una ad una le stelle,in volteggi ne colorò gli spazi vuoti,rendendoli sfumatura pressante sulle cornee bagnate da lacrime che si scioglievano come lava alla vistadi un mondo triste che sgretolava le certezze e la pace in guerre assurde.
E a lei mancavano battiti e la gola gli si serrava.
Emmanuelle,era figlia dell’oggi.
Delle multinazionali che annientavano e vessavano,rendendoci schiavi del progresso che drogava.
Vedeva andare in lenta rovina l’aria e il suo ardire in tempo deciso.
La nudità che guardava,mentre inondava di colori una tela che di bianco aveva solo l’incertezza.
La finestra si faceva fessura.Il mondo si stagliava obliquo.
Era cratere esploso,rosso dolore invecchiato e imbottigliato.
Servito a tavola dei potenti.
Serviti.
E riveriti.
E quelle lacrime non andavano via.
Si sentiva pietra sbeccata dall’incuria,come quei monumenti disossati dall’acido di piogge sputate da un cielo incazzato.
Oh si il cielo,quella volta annerita al di là del vetro di quella cupola che proteggeva ciò che ormai era dato per morto da secoli.Il potere.
Quell’assurdo vezzo,baluardo di follia che nella testa della gente generava vermi che si cibano del futuro e della quiete del genere umano sfinito.
Tutto scorreva feroce,si faceva impetuoso silenzio e la gente moriva a migliaia per il vezzo di possedere terra.
Una terra che infondo.
Era dono di un dio che soffriva spegnendosi lento.
Le sirene,lontane.
Il coprifuoco o forse un nuovo morto sulla coscienza del capo supremo.
Sorriso ferito sulle labbra di Emmanuelle,suo padre era morto,ucciso dai soldati.
Sua madre.
Sua madre,un vegetale.
Ridotto così dall’acido inalato durante l’ultimo giorno di lavoro in fabbrica.
E lei.
Figlia di un futuro morto.
Incerto e ferito.
Lei il futuro da rendere vero.
Carne lucida in un mondo folle.

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[Fluttuando]

marzo 24, 2008

[Di queste strade
bruciate dal silenzio
lambite da liquido sole
a toccare anime
d’inquieta fragilità
in bilico
fra ombre ed albe
in divenire
nella polvere sulle labbra
con il cielo ad inchinarsi
fra i flutti del tempo]

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[A volte...]

marzo 23, 2008

Non mi sono creata mai aspettative dalla vita,forse ho solo quell’anima che crede in tutto e soprattutto si fa abbagliare da tutto.
Non ho mai preteso amore,mentre altri mi hanno dato addosso questa colpa.
M’innamoro di anime dolorose.

Amo chi non devo.Forse sono solo qualcosa che non deve compiersi.
E maledetta io che lo dico.

Mi sono sussurrata un ti amo a fine chiamata.
Ho sentito solo io questa invericonda verità.

Meglio così.

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[Sputo di fiato sui vetri]

marzo 22, 2008

Ho ignorato la mia verità
quel labbro spaccato
che ogni notte mi gridava dentro
l’amore è vagito di sperma
 

Ho rimirato stelle di parole
che luccicavano insonni
al di là di vetri fasulli
mentre lo sputo di fiato m’accecava
 

La merda si maschera bene
di vesti pregiate e vini preziosi
a pasteggiare fra sguardi d’infanti
e anelli che sanno di rame 
 

Falso e perdente
sulla tua cima d’innevato sole
adulato e adulante
in movenze di viscidume
 

Le sperticate parole
sono siringhe negli occhi
droga per ammansire
e mascherare
 

Poetavi di musici e ossessioni
quando l’eros per te era il nulla
e la tua carne flaccida ombra
io ne sono l’eccelsa tu il suddito
 -

 a morirmi sotto impietosi tacchi-

[dedicata a colui che mi ammaliò]

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[Slabbrati_Incastri]

marzo 21, 2008

*presa in rete

Seduci l’incastro
della mia bocca
alle tue parole

Masturbo la tua voce
con la mia lingua
che si fa cera

Sono la trasgressione
della tua ombra
che imperfetta mi tracima

E manco nelle tue mani
in concavi grembi
slabbrati

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Hello world!

marzo 21, 2008

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